Laboratori di analisi THC chiusi ai coltivatori

Per la serie: cose strane che accadono la mattina quando esci di casa per confrontarti con il mondo e non sai come spiegartele.
Oggi mi sono recata al laboratorio chimico, biologico e microbiologico della Valle d’Aosta. Si tratta di un centro che si occupa principalmente di analisi di alimenti ed acqua destinate all’uso umano, del monitoraggio della qualità dell’aria e di quello dell’inquinamento acustico. Naturalmente questi laboratori collaborano anche con USL e forze dell’ordine, come NAS e carabinieri della forestale, per effettuare analisi.
Chiunque abbia già avviato in vita sua una qualsiasi attività aperta al pubblico li conosce bene perché sa di doversi recare regolarmente, ogni due anni, presso di loro, con un campione di acqua, per verificarne la potabilità e l’eventuale presenza di metalli.
Chiunque si occupi di canapa ne ha già sentito parlare in quanto sono gli unici che possono fornire un responso documentabile e comunicare l’esatta percentuale di contenuto di THC, per sapere appunto se si tratta di erba “light” oppure no.
Il limite stabilito per la canapa industriale in campo, e quindi al quale fa riferimento l’agricoltore senza incorrere in sanzioni penali, è lo 0,6% di THC come stabilisce la legge 242/2016. Quello per i commercianti sarebbe lo 0,5%, stabilito dalla Corte di Cassazione e dalla tossicologia forense nella circolare del Ministero dell’Interno del 31 luglio 2018, ammesso che vi fosse una legge vera e propria.
Arrivo al punto senza stare a dilungarmi sulle ridicole differenze di 0,01 punti percentuali e gli innumerevoli risvolti positivi ai quali potrebbe portare una legalizzazione.

Mi presento all’accettazione con il mio campioncino di cannabis trasformata in polline e, dopo aver presentato la mia richiesta, vengo informata che le analisi di dosaggio di sostanza drogante presente nella canapa, cosa che l’anno scorso veniva effettuata regolarmente anche da privati, produttori e coltivatori, quest’anno non può più essere effettuata.
Visto che il laboratorio collabora con forze dell’ordine che vanno a caccia di pseudo Pablo Escobar valdostani, non è più possibile per loro effettuare analisi ad un privato perchè si tratterebbe di un conflitto di competenze…

Sinceramente la prima domanda che mi pongo è… qualcuno sa spiegarmi dove si trova il conflitto?
Se le forze dell’ordine facessero le analisi nello stesso laboratorio dove le faccio già io, non sarebbe meglio?
Sicuramente non si tratta né di un regolamento, né di un’ordinanza, ma credo piuttosto di una scelta politica del singolo laboratorio.
La soluzione comunque c’è sempre: cambiare laboratorio!
Esistono molti laboratori che lavorano anche per corrispondenza, ai quali basta spedire un campione ottenendo l’esito direttamente per email in pochi giorni.

Bè mi piacerebbe sapere la vostra opinione e sapere se anche il laboratorio della vostra città ha adottato questa politica.

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