Ancora un Natale nell’illegalità

Speravo, insieme a molti altri, di trovare sotto l’albero l’approvazione del famoso subemendamento proposto, ma come volevasi dimostrare non è passato.
Qualcuno ha usato nuovamente la canapa per promuovere le proprie fazioni politiche, qualcun altro per diffondere terrore, qualcun altro ancora per far parlare di sé. L’emendamento in questione avrebbe dovuto normare la tanto chiacchierata canapa light. Ed è stato proprio qui l’errore, perché come vi ho già detto altre volte: la canapa light non esiste!

Si tratta di una trovata commerciale molto ben architettata per far arrivare la pianta all’orecchio di tutti. Il suo scopo è stato raggiunto, ok! Ma chiamarla canapa light o canapa legale forse le ha dato quell’accezione negativa che si porta dietro già da diversi anni. Inconsapevolmente, se abbiamo una canapa light abbiamo anche una canapa strong. Il bello sta al brutto come il legale all’illegale! Ed è proprio in questo modo che ci siamo imbrogliati un’altra volta con le nostre stesse mani.

Ma facendo il processo alle intenzioni sappiamo con certezza che l’obiettivo di questa promozione era principalmente quello di spargere la voce il più possibile, estendere il grido come una macchia d’olio, per raggiungere più persone possibili. La canapa esiste sin dai tempi del Neolitico, nata come medicamento e pianta di culto. Alcuni ritrovamenti vengono riconosciuti millenni avanti Cristo, a Taiwan si parla addirittura di diecimila anni fa. Pezzi di tessuti di cannabis risalgono all’8000 a.C.

La fibra della pianta era risorsa primaria per la produzione di tessuti e carta. Le prime Bibbie, risalenti alla metà del ‘400, stampate da Gutemberg furono stampate su pergamena e su carta di canapa. Successivamente, alla metà del ‘900, si avvia il proibizionismo, che porta alla demonizzazione di questa pianta causandone una lenta ed inesorabile sparizione.

Dagli inizi degli anni 2000 quella che viene definita canapa industriale si può coltivare. Si tratta di canapa con bassi livelli di principi attivi con effetti psicotropi. Ad oggi siamo arrivati a 68 varietà certificate e che fanno parte di quelle coltivabili in Europa, si possono trovare nell’apposito catalogo europeo. Dalla canapa industriale si possono ricavare semi, farine, olio, alimenti di seconda lavorazione, prodotti trasformabili per edilizia, tessuti. Oltre che essere una pianta con proprietà fitodepuranti per i terreni inquinati.

Ogni giorno, io e i miei colleghi, ci battiamo per spiegare e raccontarvi questi e mille altri benefici che può avere la canapa sulla salute nostra e del pianeta, e anche se siamo schiaffeggiati continuamente da media, politici e persone di potere che fanno di tutto per insabbiare la verità, noi non ci arrendiamo: il giorno dopo ci rialziamo e ricominciamo da capo.

Il subemendamento, come avevo previsto, non è stato approvato.
In conclusione ci ritroviamo qui, ancora una volta, con una legge poco chiara, che permette di coltivare canapa, di venderne solo alcune parti e da il diritto alle fdo di decidere a loro descrizione e senza un comprovato criterio del sequestro del prodotto che sarà poi portato ad analizzare per verificarne la legalità, creando notevoli disagi a coltivatori, imprenditori e commercianti. La cannabis in questione non dovrebbe superare lo 0,5% di principio psicoattivo.

Ma alla fine stiamo parlando solo di una pianta. Una pianta, tra l’altro, dalle notevoli proprietà curative e di trasformazione. Una pianta che viene chiamata proprio “maiale verde” perché, della canapa, non si butta via nulla. Una pianta che nei secoli dei secoli non ha fatto nessuna vittima e non ha causato morti ma viene ancora chiamata droga.
Una pianta che un giorno, spero il più presto possibile, potrà finalmente brillare di luce propria e risolvere tanti problemi come non potevamo immaginare.

La legalizzazione è vicina, seguiremo a ruota quello che è successo in America, non so bene quando ma sono fiduciosa. Per il momento vi auguro il migliore dei Natali che possiate passare.

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