Quando mi sono ritrovata a dover tirare giù la serranda definitivamente mi sono detta: “Perché non lasciare un segno di quello che ho fatto?”
Che alla fine poi la voglia di fare non mi è mai mancata, non ho chiuso né per via delle restrizioni legislative, né perché qualcuno mi ha obbligato, ma il motivo può sintetizzarsi più in un volevo cambiare e volevo continuare a crescere.

Avere un negozio spesso significa avere costi molto elevati, dall’affitto alle bollette, senza andare ad aggiungere la voluminosa somma di denaro che si è costretti a versare di imposte; ed implica anche una presenza costante sul posto: se un giorno manchi, saranno un sacco di clienti persi.

Non potevo permettermi di stare lì ad aspettare i miei fantastici clienti che entrassero in negozio, ma volevo raggiungerli direttamente ovunque questi si trovassero. E così viaggiare e partecipare ad eventi mi continua a vedere attiva nel settore cannabico, studiando i diversi utilizzi che questa pianta ricopre e analizzando i benefici che si possono avere grazie ad essa.

Il mio libro si intitola “Questo pazzo Cannabusiness” e narra della mia personale avventura da quando ho cominciato a cavalcare questo ambiente fino ad ora, passando dalla storia della canapa italiana, al mercato della cosiddetta Cannabis Light e il mondo degli eventi fieristici.

Qui un’intervista fatta a SOFT SECRET ed una piccola recensione del mio libro.

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